Progetto: Questo sono io
Ruolo: Curatrice

Team:

Pietro Cavagna_direttore, CPIA 5 Milano

Emergency_Partner

Elisabetta Tognacci_ psicoterapeuta, ideatrice e curatrice del progetto, docente e responsabile del laboratorio di Alfabetizzazione Emotiva

Ilaria Oltolini_dottore in tecniche psicologiche, docente e responsabile del laboratorio di Alfabetizzazione Emotiv­­­­a

Dario Zordan_Allestimento mostra, grafiche

Alessandro Sala_Cesuralab

La fotografia non è una tecnologia passiva ma un catalizzatore, che ci spinge ad approfondire il modo di osservare e la comprensione di chi siamo e dell’ambiente in cui viviamo.

Questo lavoro è il frutto del progetto sul ritratto fotografico realizzato con giovani africani richiedenti asilo che risiedono a Milano presso comunità di accoglienza. Il linguaggio fotografico ha creato un perimetro, all’interno del quale due psicoterapeute, Antonella Tognacci e Ilaria Oltolini, hanno potuto offrire uno spazio di esperienza dove codificare i vissuti emotivi e collocarli nominalmente. Definire un nuovo sé attraverso il proprio ritratto, ha reso possibile stimolare l’espressione delle emozioni dei giovani richiedenti asilo, sperimentando la fotografia come veicolo facilitatore della conoscenza di sé e degli altri.

Gli scatti sono quindi diventati quello strumento narrativo ed espressivo che è servito alla conoscenza e all’uso delle emozioni di base.
L’arte fotografica rappresenta uno strumento potentemente introspettivo e consente, in modo parallelo, di sviluppare un percorso di supporto psicologico partendo dall’analisi di quanto prodotto ed espresso. L’introspezione porta a una più adeguata conoscenza di sé e del proprio mondo emotivo che, in questi ragazzi, è sempre carico di sofferenze, paure e rabbia, emozioni e sentimenti ai quali, da soli, non riescono, il più delle volte a dar voce né a trovare uno spazio di ascolto.

Ogni fotografia è inserita in un sistema radiale che le consente di essere vista allo stesso tempo in termini personali, politici, quotidiani e storici.

Le immagini sono dei primi piani nel senso più umano del termine.